lunedì


 


https://berlinomagazine.com/berlino-castelvecchio-1959-e-quella-magica-corrispondenza-tra-una-classe-di-tedeschi-e-3-fratelli-italiani-343434/


Chi era Eugenio Moretti?

Nel ricordo di Gian Paolo Ruscetta

“Come tutti i paesi anche il nostro, sia pur lontano dai grandi avvenimenti che hanno determinato essenziali cambiamenti nella vita degli uomini e nel loro pensiero, ha la sua storia. Una storia fatta di piccoli avvenimenti e di uomini semplici, troppo semplici per assumere ruoli trainanti o semplicemente importanti; tuttavia il ricordo della loro vita, delle loro tribolazioni e delle loro gioie può ancor oggi aiutare ad affrontare la storia degli uomini come un cammino di crescita ed emancipazione.

I cambiamenti importanti avvengono dove si coltiva l’umiltà, la comprensione e l’amore per i fratelli cercando di non rinunziare mai all’intelligenza, all’acume ed alla voglia di migliorarsi senza dimenticare che la vita dona anche tante gioie.

Cambiamenti ancor più significativi perché conquistati con sacrifici e caparbietà, piccoli cambiamenti, insignificanti per i potenti ma tali da plasmare come gocce d’acqua sul granito la coscienza dell’ ”umanità” dell’uomo. Il ritorno a casa di Eugenio dopo la breve esperienza partigiana e la lunga guerra che nel nostro paese aveva lasciato una sequela di case bruciate, un’economia agricola ridotta alla sussistenza, fame ed un forte senso di dolore per i lutti e gli avvenimenti trascorsi lo aveva riportato alla vita di sempre scandita del lavoro nei campi, da un poco di fame, da grandi fatiche e dall’assoluta mancanza di denaro. Una vita così ha accompagnato le nostre popolazioni sino almeno agli anni sessanta; tuttavia per alcuni una tale situazione non offriva solo tribolazioni e rinunzie perché lasciava all’intelligenza, all’acume ed alla voglia di migliorarsi il tempo necessario all’analisi dei problemi ed al tentativo di una loro risoluzione. Era finalmente nata la Politica, quella dei semplici contrapposta spesso a quella dei notabili, la battaglia vera contro ignoranza e povertà, l’attenzione alla “Polis”. 6

Così le interminabili discussioni, le prime richieste di strade, asili, aiuti alle famiglie, le prime conquiste, gli scontri con i più potenti, la vita di partito fatta di riunioni, tesseramenti, analisi, battaglie. Difficilmente a Castelvecchio avrebbe potuto dispiegarsi la grandezza di un De Gasperi o di un Togliatti; tuttavia era stata dichiarata ufficialmente aperta la battaglia per l’emancipazione degli uomini e delle donne del nostro Paese che con un poco meno di processioni e più partecipazione parevano voler forgiare il proprio futuro e l’officina vedeva alacremente al lavoro anche Eugenio particolarmente attento a tutte le novità tecniche ed in particolare alla fotografia, ai mezzi trasporto, alle nuove opportunità di lavoro che si profilavano nell’allora lontana Sassuolo.

Dunque una vita attiva, dura, complicata ed allietata con la moglie Giuseppina dalla venuta di sei figli, una vita comune a molti ma con l’obiettivo caparbio di un miglioramento personale e di tutta la comunità. Scusate se è poco, ma i tempi questo permettevano! In una vita così intensa e così povera di cose, così necessariamente attenta ai problemi essenziali e quotidiani non sembrerebbe esserci possibilità di attenzione per gli altri che non fossero al massimo i vicini di casa. Tuttavia anche la televisione che comincia ad entrare nei bar diffondendo notizie da tutto il mondo, iniziava a rendere possibile la comprensione di avvenimenti ben diversi da quelli paesani. Ma una volta imparato, il metodo è lo stesso, non molto diverso dalla battaglia per realizzare l’asilo a Castelvecchio, si prende la carta, una penna e tanta voglia di riuscire nella consapevolezza dei propri grandi limiti. Così partì da Castelvecchio una lettera di cui conoscete i risultati ed i cui effetti sono arrivati ad oggi; ciò che forse non conoscevamo era la storia di un uomo semplice e caparbio che non si fermava davanti alle montagne. Credo che il nostro Paese oggi avrebbe bisogno di tanti piccoli grandi uomini che non si fermano davanti alle montagne.”



Architetture di Cuori - scritti di Amore e Matrimonio, si propone come una passeggiata a ritroso nel tempo per offrire la rivisitazione di matrimoni letterari, noti o meno noti, nella loro complessità sociale, sentimentale, emotiva, ma dove l’amore non sempre rappresenta il vero protagonista. 


Vale dunque la pena interrogarsi sul significato profondo della parola Amore, ovvero Eros, Agape, Philia; nel nostro caso, riferendoci a relazioni di coppia, si tratta di Eros. 

Ma poiché, come diceva chiaramente Novalis “non si può in nessun modo spiegare l’amore”, noi ci affidiamo alla letteratura che in ogni epoca storica ci ha offerto la rappresentazione di infinite architetture amorose attraverso fiabe, sonetti, romanzi, tragedie.


La raccolta dei brani proposti in questo libro, tratti da titoli di scrittori autorevoli, esplorano attraverso i secoli il tema amore-matrimonio in modo socialmente ed emotivamente significativo, così da poter offrire preziosi spunti di riflessione immersi in una piacevole e agile lettura.




Con la presentazione del noto wedding planner Angelo Garini.

martedì


Omaggio alla mia città d'adozione 

           passato e futuro nel presente

                                    quando la poesia è visione, narrazione, memoria


https://www.amazon.it/Love-Living-Modena-Mara-Moretti/dp/B0GP1TJFGK


"Il pensiero dell'autrice vaga su luoghi cari e il ricordo s'impone; ieri, giovane donna nel vortice della vita, inconsapevole di tanta bellezza, dedica oggi alla sua città d'adozione un delicato compendio di sentimenti e cenni storico/popolari."

        Commento di Silva Menozzi

mercoledì

Piccolo bimbo scalzo



Piccolo bimbo scalzo

il moccio al naso

e vesti scarse...


ti incontrerò mai

in qualche parte del mondo

diventato ormai uomo o donna


a raccontare la tua storia

figlio di povera Africa

che ai bordi di rosse piste sterrate


chiedevi bon bon

e vuoti di plastica


ai viaggiatori curiosi

ladri di immagini e di emozioni?




Motivazioni della Giuria


Le piste sterrate di terra rossa fanno da sfondo all'immagine del bambino africano, simbolo di povertà e solitudine, esposto alla curiosità di turisti indifferenti, ai "ladri di immagini e di emozioni". Il dolore dell'autrice per l'iniquità sociale rappresentata dal bambino scalzo traspare dalla scelta delle frasi brevi e dai termini che sembrano voler abbracciare l'indigenza del piccolo. Sono versi semplici e potenti, arrivano diretti al cuore e alla coscienza del lettore e lo sollecitano a una risposta emotiva ed attiva nei confronti della sofferenza  e dei bisogni altrui.


 


domenica



La raccolta di poesie Giobbe 2000 di Mara Moretti abbraccia la sofferenza degli innocenti oltre i confini geografici, condensando nei versi la semplice e preziosa bellezza di incontri e scorci
naturali. Mentre l’eco della figura biblica di Giobbe si intreccia alle ferite della storia recente, la
scrittura si fa custode di date, volti e luoghi per offrire ascolto e fede anche all’inesprimibile.

                                                                                    Dalla prefazione di Elisa Nanini.





L'Autrice si presenta con una ribellione molto pacata, quasi dolce, pur evidenziando la sofferenza degli uomini; la prima poesia ne è l'esempio: "In punta di piedi/ sulla corda tesa/ precario equilibrio/ per non ferire". Quindi la risposta sembra essere ancora all'interno del libro di Giobbe: "...quando ci chiediamo, come mai Dio non fa niente per le persone che soffrono, sappiamo che non è vero, Dio ha fatto noi, che possiamo prenderci cura gli uni dagli altri. Dio non è da capire con il nostro intelletto, ma è da trovare nei nostri sentimenti più genuini e ribellarci contro l'ingiustizia". Così la poetessa fa d'apripista agli ideali che dovrebbero accomunare gli uomini e le donne di questo tempo ...
 
    Dalla postfazione di Antonio Nesci


Angela Marina Codifava


Quanto bella e profonda!! Brava davvero, i testi  ben rappresentano la complessità esistenziale che è un tema poetico che privilegio. Dovremo considerarlo nei dettagli e leggerne insieme magari. Grazie!! 




Paolo Francia


Già il nome Giobbe si associa alla sofferenza.

Ne hanno parlato in tanti: scrittori, poeti, pittori hanno dipinto tutto quello che potevano: La Bibbia è il riferimento: ogni poesia, ogni dipinto, ogni scritto racconta la sofferenza di Giobbe, secondo la propria arte.


Il tuo libro Mara, inizia con una dedica ai figli, con buone ragioni se riferite al tema. Poi, una prefazione di Elisa Nanini che si muove con scarpe leggere dentro le tue poesie per estrarre la sostanza, l'olio essenziale di ogni tuo scritto. Quasi volesse curare, come te, la sofferenza per non farla debordare. Molto brava.


Io ti ho letto con partecipazione e trasporto. Ho trovato che tutta l'opera va letta in punta di piedi, come dice Elisa, perché tu l'hai scritta nello stesso modo. Hai tenuto sotto controllo la tua sofferenza e quella patita da altri. Il tuo dolore è seminato in ogni poesie, e in piccole dosi, ci sei dentro tu. In alcune, appari un pochino asciutta. Volutamente, dico io, per non farsi troppo male.


Oltre il contenuto, le tue poesie sono belle e scritte bene. Le ho godute e sofferte come un buon libro che dice la verità e solleva.

Una delle mie preferite: Cercavamo tesori per te.

Tanti complimenti!


È limitato il mio parere ma schietto, come un buon vino... Complimenti ancora. 


giovedì


Castrum Vetus   *

E qui, all’ombra di antichi
cipressi dopo la ripida salita
sotto il sole di luglio, riprendo fiato 
osservata da sguardi invisibili
circondata da storie a me ignote 
mi muovo tra pietre senz’anima.

Antenati di un piccolo paese senza storia
ma citato dal Tassoni per sua gloria
e qualche sparuta leggenda
della torre monca che fu della Contessa.

Nessuno narra più di quel pozzo
rasoio degli orrori nella borgata
dai Longobardi fondata

dell’esercito straniero il passaggio
che il Rio degli Spagnoli
ancora oggi rende omaggio

delle vie di Matilde un tempo calpestate
da stanchi pellegrini e viandanti
con carri e i buoi trainanti.

Ma in questo lembo d’Appennino
da zappe e falcetti abbandonato
da poiane solitarie abitato con
grilli petulanti e frenetiche cicale
almeno i poeti vennero
l’anima del creato a cantare.


(* Castelvecchio di Prignano s/Secchia - Modena)

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