domenica



La raccolta di poesie Giobbe 2000 di Mara Moretti abbraccia la sofferenza degli innocenti oltre i confini geografici, condensando nei versi la semplice e preziosa bellezza di incontri e scorci
naturali. Mentre l’eco della figura biblica di Giobbe si intreccia alle ferite della storia recente, la
scrittura si fa custode di date, volti e luoghi per offrire ascolto e fede anche all’inesprimibile.

                                                                                    Dalla prefazione di Elisa Nanini.





L'Autrice si presenta con una ribellione molto pacata, quasi dolce, pur evidenziando la sofferenza degli uomini; la prima poesia ne è l'esempio: "In punta di piedi/ sulla corda tesa/ precario equilibrio/ per non ferire". Quindi la risposta sembra essere ancora all'interno del libro di Giobbe: "...quando ci chiediamo, come mai Dio non fa niente per le persone che soffrono, sappiamo che non è vero, Dio ha fatto noi, che possiamo prenderci cura gli uni dagli altri. Dio non è da capire con il nostro intelletto, ma è da trovare nei nostri sentimenti più genuini e ribellarci contro l'ingiustizia". Così la poetessa fa d'apripista agli ideali che dovrebbero accomunare gli uomini e le donne di questo tempo ...
 
    Dalla postfazione di Antonio Nesci


Angela Marina Codifava


Quanto bella e profonda!! Brava davvero, i testi  ben rappresentano la complessità esistenziale che è un tema poetico che privilegio. Dovremo considerarlo nei dettagli e leggerne insieme magari. Grazie!! 




Paolo Francia


Già il nome Giobbe si associa alla sofferenza.

Ne hanno parlato in tanti: scrittori, poeti, pittori hanno dipinto tutto quello che potevano: La Bibbia è il riferimento: ogni poesia, ogni dipinto, ogni scritto racconta la sofferenza di Giobbe, secondo la propria arte.


Il tuo libro Mara, inizia con una dedica ai figli, con buone ragioni se riferite al tema. Poi, una prefazione di Elisa Nanini che si muove con scarpe leggere dentro le tue poesie per estrarre la sostanza, l'olio essenziale di ogni tuo scritto. Quasi volesse curare, come te, la sofferenza per non farla debordare. Molto brava.


Io ti ho letto con partecipazione e trasporto. Ho trovato che tutta l'opera va letta in punta di piedi, come dice Elisa, perché tu l'hai scritta nello stesso modo. Hai tenuto sotto controllo la tua sofferenza e quella patita da altri. Il tuo dolore è seminato in ogni poesie, e in piccole dosi, ci sei dentro tu. In alcune, appari un pochino asciutta. Volutamente, dico io, per non farsi troppo male.


Oltre il contenuto, le tue poesie sono belle e scritte bene. Le ho godute e sofferte come un buon libro che dice la verità e solleva.

Una delle mie preferite: Cercavamo tesori per te.

Tanti complimenti!


È limitato il mio parere ma schietto, come un buon vino... Complimenti ancora. 


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