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Chi era Eugenio Moretti?

Nel ricordo di Gian Paolo Ruscetta

“Come tutti i paesi anche il nostro, sia pur lontano dai grandi avvenimenti che hanno determinato essenziali cambiamenti nella vita degli uomini e nel loro pensiero, ha la sua storia. Una storia fatta di piccoli avvenimenti e di uomini semplici, troppo semplici per assumere ruoli trainanti o semplicemente importanti; tuttavia il ricordo della loro vita, delle loro tribolazioni e delle loro gioie può ancor oggi aiutare ad affrontare la storia degli uomini come un cammino di crescita ed emancipazione.

I cambiamenti importanti avvengono dove si coltiva l’umiltà, la comprensione e l’amore per i fratelli cercando di non rinunziare mai all’intelligenza, all’acume ed alla voglia di migliorarsi senza dimenticare che la vita dona anche tante gioie.

Cambiamenti ancor più significativi perché conquistati con sacrifici e caparbietà, piccoli cambiamenti, insignificanti per i potenti ma tali da plasmare come gocce d’acqua sul granito la coscienza dell’ ”umanità” dell’uomo. Il ritorno a casa di Eugenio dopo la breve esperienza partigiana e la lunga guerra che nel nostro paese aveva lasciato una sequela di case bruciate, un’economia agricola ridotta alla sussistenza, fame ed un forte senso di dolore per i lutti e gli avvenimenti trascorsi lo aveva riportato alla vita di sempre scandita del lavoro nei campi, da un poco di fame, da grandi fatiche e dall’assoluta mancanza di denaro. Una vita così ha accompagnato le nostre popolazioni sino almeno agli anni sessanta; tuttavia per alcuni una tale situazione non offriva solo tribolazioni e rinunzie perché lasciava all’intelligenza, all’acume ed alla voglia di migliorarsi il tempo necessario all’analisi dei problemi ed al tentativo di una loro risoluzione. Era finalmente nata la Politica, quella dei semplici contrapposta spesso a quella dei notabili, la battaglia vera contro ignoranza e povertà, l’attenzione alla “Polis”. 6

Così le interminabili discussioni, le prime richieste di strade, asili, aiuti alle famiglie, le prime conquiste, gli scontri con i più potenti, la vita di partito fatta di riunioni, tesseramenti, analisi, battaglie. Difficilmente a Castelvecchio avrebbe potuto dispiegarsi la grandezza di un De Gasperi o di un Togliatti; tuttavia era stata dichiarata ufficialmente aperta la battaglia per l’emancipazione degli uomini e delle donne del nostro Paese che con un poco meno di processioni e più partecipazione parevano voler forgiare il proprio futuro e l’officina vedeva alacremente al lavoro anche Eugenio particolarmente attento a tutte le novità tecniche ed in particolare alla fotografia, ai mezzi trasporto, alle nuove opportunità di lavoro che si profilavano nell’allora lontana Sassuolo.

Dunque una vita attiva, dura, complicata ed allietata con la moglie Giuseppina dalla venuta di sei figli, una vita comune a molti ma con l’obiettivo caparbio di un miglioramento personale e di tutta la comunità. Scusate se è poco, ma i tempi questo permettevano! In una vita così intensa e così povera di cose, così necessariamente attenta ai problemi essenziali e quotidiani non sembrerebbe esserci possibilità di attenzione per gli altri che non fossero al massimo i vicini di casa. Tuttavia anche la televisione che comincia ad entrare nei bar diffondendo notizie da tutto il mondo, iniziava a rendere possibile la comprensione di avvenimenti ben diversi da quelli paesani. Ma una volta imparato, il metodo è lo stesso, non molto diverso dalla battaglia per realizzare l’asilo a Castelvecchio, si prende la carta, una penna e tanta voglia di riuscire nella consapevolezza dei propri grandi limiti. Così partì da Castelvecchio una lettera di cui conoscete i risultati ed i cui effetti sono arrivati ad oggi; ciò che forse non conoscevamo era la storia di un uomo semplice e caparbio che non si fermava davanti alle montagne. Credo che il nostro Paese oggi avrebbe bisogno di tanti piccoli grandi uomini che non si fermano davanti alle montagne.”


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